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Due Piccole Sfere


A volte fra gli alberi viaggiano delle idee, frusciano come soffi fra le foglie, o rimangono appese nodose come rami, o scricchiolano sotto i piedi tra la terra e le radici, zampettano fra i cespugli come ragni colorati.
amminavo su una salita, fra i tronchi antichi di alberi, le foglie dipinte di colori accesi dalla luce, dalla clorofilla o da piccole creature del bosco che in quella stagione divengono artisti eccelsi. Forse fu allora che una di quelle idee erranti mi colpì, cadendo dall’alto, come una goccia di resina appiccicosa.
L’Idea mi disse di frugare in tasca e di trovare qualcosa, e qualcosa la trovai. Riaprii la mano e apparvero due piccole palle, due sfere colorate lucide, vagamente imperfette, dure ma non troppo.
Una Blu, un azzurro tiepido, come se la linea dell’orizzonte si fosse rotta e il colore del mare si fosse confuso e mescolato col cielo.
Una Rossa, come una bacca di una pianta incantata, un rosso un po’ scuro, di quelli che cambiano le cose.
e guardai, la luce si rifletteva come una finestra spalancata sulla loro scorza liscia, mi guardarono, risposero allo sguardo…
C’era proprio davanti a me, come se fosse apparso, un albero vecchio, il tronco grigio di saggezza -il grigio non è un brutto colore, è come l’argento, solo un po’ meno luminoso- ma stillava vita, il muschio ammorbidiva la corteccia sciogliendone i nodi, le foglie di una qualche pianta lo circondavano e abbracciavano, come fossero bambini attorno a un vecchio narratore di favole. E c’era sul tronco un buco, che assorbiva tutta la luce, nero come il buio, uno di quei buchi che portano in altri mondi dove gli oggetti pendono dal soffitto, gli orologi vanno al contrario e i pianeti hanno altri colori, oppure la tana di una di quelle creature che nelle notti luminose danza intorno al fuoco insieme al vento e agli animali del bosco e ai bambini fuggiti dal collegio…
Dal palmo della mia mano affidai le due sfere a una sporgenza della corteccia, ora si toccavano, piccole piccole.
Mi chiesi perché ero così diverso da loro, dalle sfere…loro erano tonde, si, ma non perfettamente, luminose forse, ma solo per la loro scorza lucida, erano insignificanti su quell’albero enorme, eppure risaltavano come due iridi di colore diverso…
Mi chiesi cosa fosse la Coerenza, riflettei finché sulle sfere non apparve un ombra bianca, ma ogni risposta che trovavo rotolava via.
Non capii se la Coerenza apparteneva agli uomini, ma non mi importava più: avevo trovato altri due Colori.
Il Rosso Bacca di Pianta Incantata, per ricordarmi che le cose belle sono difficili.Il Blu Orizzonte Spezzato, per ricordarmi che le differenze possono essere fuse in un unico colore.




Lelo e Vizzi - Vizzi e Lelo

Pubblicato il 23/11/2007 alle 19.43 nella rubrica Diario.

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